| Una ricorrenza inventata in un mondo stralunato | ||
28/12/2005 Hic! Ho bevuto una vodka. Era tanta, la vodka. Prima ho bevuto? Cos'avevo bevuto? La vodka? No! L'ho bevuta ora, la vodka. Prima ho bevuto... Un whisky? Hic! O una vodka? Il bicchiere è vuoto. C'era la vodka? Nel bicchiere, c'era la vodka? E il ghiaccio? Dov'è finito il ghiaccio? Della vodka. No, era nel whisky, il ghiaccio. Con la vodka? Il whisky con la vodka? No. La vodka. Senza ghiaccio. Il whisky aveva il ghiaccio. Il ghiaccio dov'è? Boh. La vodka è sparita, è finita, è bevuta. E il whisky? Sarà dentro il ghiaccio. Ma il ghiaccio dov'è? E' scomparso, il ghiaccio. Dentro la vodka. La vodka? Di chi era la vodka? Era mia, la vodka? L'ho ordinata io? E tu? Tu non ci sei. Peccato. Allora la vodka era tua! Scusa. Ho bevuto la vodka. E il whisky. Era tua la vodka? Ma tu chi sei? Ti conosco? Sei quello della vodka? O del whisky? Il ghiaccio è finito. Sì, c'era il ghiaccio. Era nel... Nella... Il ghiaccio è finito. Quant'è? Beh, offro io. Ho bevuto io. Me la offro. La vodka. Pago anche il whisky. Grazie. Ciao. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 00:57 6 Commenti Co(ti)glioni Sullo schermo televisivo al plasma scorrono i numeri del conto alla rovescia. Mimì tace mentre tutti si sfiatano per contare: "Dieci, nove, otto, sette, sei..." Mimì non regge più e abbandona quello stormo di vacche indù. Esce sulla terrazza che dà sul parco. "Cinque, quattro, tre, duee, uno..." Fa un freddo cane. "Buon anno!" "Auguri!" Dall'interno arriva l'eco della confusione. Mimì sussurra "auguri" a se stessa e si appoggia alla ringhiera in ferro battuto. C'è Michele in un angolo del terrazzo. E' tutto preso a fumare e Mimì non l'ha visto. "Niente da fare, vero?" Mimì si volta e se lo trova di fronte:"Cosa ti aspettavi? Che mi mettessi a fare i botti?" Dal parco i fuochisti più rapidi attaccano già coi primi razzi sparati maldestramente in aria. "Non volevo farti soffrire, lo sai!" Mimì gli assesta un ceffone in pieno viso:"Mi dai il voltastomaco." La sigaretta di Michele cade nel vuoto. Michele rimane serio, mantiene la sua faccia da schiaffi. E' insopportabile. Mimì raccoglie le forze e lo spinge oltre la balaustra. L'urlo di Michele si perde nella confusione e viene seguito dalla lavatrice cadente della signora del quarto piano. Mimì prende il telefono cellulare e chiama il 118:"Pronto? Mi sono caduti i coglioni." L'infermiere all'altro capo sembra annoiato:"Anche a lei? Vabbé, mi dica dove."
Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 11:01 12 Commenti ...
Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 21:04 14 Commenti Italian Beauty "Siamo tutti americani" Evviva! "Siamo tutti palestinesi" Evviva! "Siamo tutti ceceni" Evviva! "Siamo tutti cattolici" Evviva! "Siamo tutti gay!" ...mmh, no, anche no. Basta un giro oltre l'orrendo muro dei sobborghi, un'occhiata nella squallida provincia per tastare il polso dell'Italia profonda, l'Italia di altri giovani. Sembra di essere lontani chilometri e chilometri dai giovani impomatati e metrosexual delle città. Nella provincia non c'è gloria, non c'è speranza di bellezza. Sopravvivono luoghi comuni e morbosità, dilaga la sindrome di Cogne, l'additare il comportamento perverso altrui riconosciuto dalla propria perversione. Negli anni però qualcosa è cambiato. La donna, inferiore ma utile, è ancora inferiore ma il messaggio del femminismo è passato, quindi tutti pensano ancora che la donna sia inferiore ma nessuno lo dice più. Eliminate le donne dalla contrapposizione che permette l'affermazione della propria virilità, il maschio di provincia addita allora il ragazzino effemminato, il finocchietto di merda, l'uomo non uomo. E' un discorso vecchio, questo. La solita roba trita. E la commiserazione non risponde certo alle logiche della fanfara da gay - pride e omosessuali insopportabili e saccenti da salotto tivù. Eppure basta un giro in provincia, basta allontanarsi dai paesi dormitorio che rimpolpano le città di colletti bianchi, andare oltre e scoprire la bassezza morale di un mondo dove il rispetto non è mai arrivato, dove il rispetto non trova posto perché nella provincia profonda non è il rispetto che conta, ma la rispettabilità. Il gioco misero dell'additare il non - uomo per sentirsi 100% maschio ha regole semplici. E' fatto di insulti, di insulti rilanciati, di risate e di risate ancora più forti. E chi non insulta e non ride sarà il non - uomo della prossima volta. Così, mentre i ben pensanti di città se la spassano a dialogare amabilmente su quanto essere magnanimi e aperti (e presuntuosi) di fronte ai gay che attendono di vedere riconosciute le proprie unioni, in provincia si vive in caverne fatte di poche e semplici regole. E ammetto che mi ero completamente di come si vivesse in provincia. E ammetto che sia un sollievo non doverci vivere. Mi dispiace per i gay che ci vivono. Che immagino faranno come si è sempre fatto. Continueranno a deglutire bocconi amari in attesa di andarsene. Poi scopriranno che all'interno del muro dei sobborghi ci sono altri ostacoli e si è ben lontani da vivere da cittadini alla pari di tutti gli altri. Mi chiedo se sia mai stata condotta una ricerca sulle migrazioni degli omosessuali. I cui cervelli spesso ben allenati andrebbero aggiunti al conto di quelli in fuga. La mia personale ricerca l'ho fatta. Mi sono chiesto "me ne voglio andare?" Sì. La chiusura e le sanzioni sociali impediscono una vera integrazione. Chi è fuori dal cerchio e non si accontenta delle briciole viene allontanato dal moto centrifugo di una società che è abituata a centellinare il rispetto come atto di suprema magnanimità. E poi c'è la provincia. Ma non vi consiglio di andare a ficcare il naso in provincia. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 12:06 6 Commenti Impegni Il mio "planning" (che manager!) settimanale è zeppo. Di che? Boh. Non capisco la mia calligrafia. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 18:47 3 Commenti Contagiati si diventa. Ma si nasce anche.
1° dicembre - giornata mondiale della lotta all'aids Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 09:43 3 Commenti |
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