9 9mbre: MerdaDay
Una ricorrenza inventata in un mondo stralunato

30/08/2005
Romanzo d'appendice per la casalinga infelice - 28

Trama breve: Clarissa, sposata con Lou, si scopre tradita. Nelle stesse settimane si ritrova accolta dalle braccia di Ernst che la aiuta e la conforta. L'autunno è alle porte e Clarissa decide di partecipare ai preparativi della locale festa, immergendosi nella vita della comunità da cui si era sempre tenuta in disparte.

Indice

Lettura per tuttiLa casa di Ernst non parlava di uno scapolo. Era ad alcune miglia dalla sua officina, proprio vicino alla targa che dava il benvenuto in paese. Clarissa aveva guidato raramente in quella direzione e si spese per stare attenta alla strada che saliva e scendeva continuamente, con curve ampie ma improvvise.

Ernst le corse incontro al suo arrivo e la accolse con un sorriso divertito vedendola ancora tesa per la prova di guida.

«Sei arrivata! Ora puoi scioglierti un po'.» Le appoggiò le mani robuste sulle spalle e poi la tirò a sè, abbracciandola. Clarissa ne fu colta alla sprovvista: non si aspettava un gesto d'affetto così immediato e senza nemmeno il tempo di entrare in casa. Era ben tenuta e la vernice all'esterno era stata data di recente. All'interno era spartana, forse un po' vuota ma il sole del tramonto la scaldava e la rendeva accogliente. Le stanze che si aprivano qua e là raccontavano di imballaggi mai disfatti, se non addirittura di un futuro mai iniziato. Clarissa cercava di camminare leggera e silenziosa. Non si sentiva a disagio ma faticava ad ambientarsi mentre il sole accendeva sempre di più le pareti di giallo, di arancione, di rosa.

Ernst si affacendava tra la tavola e il forno. In cucina si sentiva un profumo dolciastro e invitante.

«Cosa hai preparato?»

«Sorpresa!»

«Dai, su! Dimmelo! O provo ad indovinare?»

«Non indovinerai mai!»

«Mmmh... Pollo al curry?»

«Ma come hai fatto a...» Si interruppe mentre apriva il forno. Qualche goccia era caduta sul fondo del forno e la cucina si stava velocemente intasando di fumo.

Clarissa si avvicinò ad una finestra e la spalancò, mentre Ernst si affannava a appoggiare la pirofila sul piano di cottura.

Clarissa fece un passo e stava per chiedergli se voleva essere aiutato. Ma vide quanto si dava da fare e preferì andare in bagno per lavarsi le mani. Ernst glie lo indicò senza distogliere lo sguardo dal pollo.

La sala da bagno era piccola, stretta e stranamente lunga. Si fermò di fronte al lavabo e curiosò in giro mentre si sfregava le mani insaponate. Era tutto molto ordinato e pulito e si stupì di quanto Ernst tenesse a quella casa.

A cena parlarono dell'autunno alle porte, della festa che entrambi stavano aiutando ad organizzare e poi non parlarono più. Quella sera Clarissa si trattenne a lungo. La sera diventò notte e la notte mattina.

Ventinovesimo episodio


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27/08/2005
Stazione ad orologeria

In una sera d'agosto, quando le giornate avevano già ripreso ad accorciarsi senza che me rendessi conto, scesi dal treno sulla banchina illuminata.

In pochi secondi gli altri viaggiatori vennero inghiottiti dalle bocche dei sottopassi e rimasi a galleggiare un po' al binario dov'ero arrivato. Aspettavo un altro treno e guardavo lo schermo televisivo che da uno sfondo blu riportava numeri a casaccio mentre di quando in quando quasi si spegneva.

La stazione rappresentava un grande snodo ferroviario dentro una cittadina di provincia che non si rassegnava a dover crescere. Le vite che correvano sui quei binari, scambiandosi e incrociandosi, avevano lasciato solo delle cartacce abbandonate qua e là e qualche gomma da masticare appiattita sul pavimento.

C'erano dei grandi orologi analogici e rotondi, con il quadrante bianco illuminato e le lancette nere. Nel silenzio improvviso, che si era fatto spazio tra un treno e l'altro, le lancette dei minuti si accompagnavano da un rumore sordo che le spingeva ad avanzare.

Spuntò dal nulla una donna bassa e stortignaccola che zoppicava trascinando una pesante valigia con le rotelle minuscole. La donna prese a fumare seduta su di una panchina, di quelle scomode apposta perché nessuno vi riesca a dormire. Mi fissava da lontano mentre camminava avanti e indietro per passare il tempo. Pensavo agli orologi: a quello del Big Ben, a quello del municipio di Ritorno al Futuro, a quello che avevo visto in un negozio di arredamento a poco prezzo.

La donna apriva e chiudeva la mandibola sporgente mentre espirava il fumo e si era concentrata sulle traversine delle rotaie. Annunciarono all'altoparlante il convoglio che stava arrivando e compravero dei ragazzi in blue jeans con dei pesanti zaini in tessuto mimetico. Parlavano tra di loro con accenti della costa adriatica e decisi che erano pugliesi. Mi chiedevo se gli zaini contenessero solo pinzette tanto avevano le sopracciglia ricamate e precise. Uno si agitava appeso al telefono cellulare mentre decantava i vogliosi nomi della fidanzata. La fidanzata non sembrava gradire perché riattaccava ogni cinque o sei parole del suo soldatino.

Un'intera famiglia giunse al binario in una specie di catena umana: si tenevano tutti per mano e mi chiesi se non fosse una versione padana della Kelly Family. La madre robusta e bionda canticchiava qualche motivetto degli anni '70 e trascinava le figlie di fronte ai distributori automatici. Il padre, trainato dal braccio della più piccola, le seguiva con alle spalle due zaini e una valigia al seguito.

Una ragazza pallida e con la divisa blu da scout si era seduta per terra e muoveva la testa a tempo con la musica che ascoltava ad alto volume con gli auricolari. Controllai il portamonete per vedere se avevo spiccioli: anche io volevo le merendine che mangiavano le piccole della Kelly Family.

Il treno arrivò senza aver frenato abbastanza e inchiodò di fronte a tutti noi. Il capotreno inveì scherzosamente contro il macchinista che sbucò dal finestrino della motrice. La donna bassa e storta mi guardò di nuovo e così la aiutai a caricare la valigia salendo sul predellino e appoggiandola nella bussola d'ingresso della carrozza. Mi ringraziò facendo schioccare la mascella. Le dissi di sì, che la sua destinazione era il capolinea del treno e non si sarebbe dovuta preoccupare di addormentarsi.

Il treno partì e con la testa fuori dal finestrino mi voltai a guardare gli orologi che si facevano finalmente più piccoli, man mano che mi allontanavo dalla stazione tra lo sferragliare dei vagoni.


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24/08/2005
Sformato di meticcio

Avvertenza: bambini non lo fate se non in compagnia di un adulto caucasico

Ingredienti per 12 presidenti del Senato della Gioiosa Repubblica

  • 2 meticci
  • mezza cipolla
  • 2 finocchi
  • 4 pomodorini ciliegini
  • Una valletta
  • Un barile di greggio (occhio! che costa)
  • 2 carotine
  • 2 mele
  • aromi naturali
  • candeggina
  • 1 dado vegetale Clebbino
  • 2 cucchiai da tavola di olio di semi vari
  • un cucchiaino raso di sale

Prendere due meticci, mi raccomando che siano maschi perché la femmina di meticcio è un po' dura. Se i meticci sono già finocchi risparmiate gli altri finocchi per il Gran Cenone della Polenta Taragna. Infilare una mela in bocca ad ogni meticcio e una carota nel ****. Mentre preparate la Gran Salsa della Madonna del Petrolio soffriggendo la cipolla e meticciandola con i pomodorini, il dado, il greggio e la candeggina, assicuratevi che la valletta stia iniziando a insegnare l'ultima coreografia che ha imparato ai meticci.

A questo punto chiamate Marcello Pera perché la ricetta non me la ricordo più. Ricordate che per invocarlo dovete dire:"Guadium magnum! Habemus Idiota!"


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23/08/2005
Un giorno in più

Volgarmente detti seghe mentali, i pensieri fini a se stessi sono un gran bel passatempo, meglio di 'sto sudoku che mi ritrovo di colpo in tutti i quotidiani... chi l'avrà deciso poi che è di moda!

Ad ogni modo l'ultimo pensiero di questo tipo l'ho fatto ieri, mentre cercavo di capire se dopo la doccia mi si era tappato o meno l'orecchio e quando ho capito che non c'era granché da sentire - prendo anche le frequenze dell'arnese scacciatopi a ultrasuoni - ho iniziato a pensare un po'.

Per la serie: se mia nonna avesse le ruote

Se l'anno avesse 364 giorni il 22 agosto sarebbe sempre di lunedì e il 23 agosto sarebbe sempre di martedì e il 24 agosto... devo continuare? No, eh? Comunque da piccolo, quando avevo qualche momento di defaillance e imparavo il mondo e giocavo alla vita con le mie scarpine correvo nel sole eccetera, insomma, mi ero convinto che Natale venisse sempre di domenica.

E allora c'è un giorno in più nell'anno e forse è un giorno di troppo. Magari è oggi, che fa un freddo calvinista e avrei tanto voluto andare al mare!

Poi, quando al mio ragionamento cercavo di aggiungere tutta la pappardella sull'anno bisestile mi sono annoiato e ho ascoltato gli ultrasuoni...

hiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii


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21/08/2005
Il ritorno

Non sono stato via molto, giusto qualche ora, eppure...

 

La suola della scarpa sinistra sta iniziando a staccarsi, a partire dal tallone. Segno di quella brutta abitudine da ragazzino incurante, che si leva le scarpe senza slacciarsele. Da grande uno si controlla e magari ci riesce a non divellere le scarpe. Infatti io rovino solo le sinistre. Forse è fretta di mettersi comodi, fretta di vivere a proprio agio, scalzi e al riparo in casa o rilassati sulla spiaggia.

 

A volte sento il violento desiderio di arrivare a casa, come se ci dovessi entrare e chiudere la porta e appoggiarmici e sospirare. Sento la voglia di arrivare il prima possibile e moltiplico i sorpassi lunga la via del ritorno. A volte no.

 

Oggi stavo tornando verso casa e premevo il pedale della frizione con la suola della scarpa che si piegava addosso al tappetino. Ero un po’ stanco e non sempre schiacciavo il pedale a fine corsa. D’un tratto mi sono ritrovato ad una rotonda e ho mancato la mia via così ho continuato a girare in quella rotonda, ritrovando dall’altro lato il cartello stradale che indicava da dove venivo. E poi di nuovo il cartello che mi dice dove sto andando. Svolto e proseguo, allora, senza troppa convinzione perché non so bene dove sia casa mia. Se non avessi la carta d’identità con l’indirizzo scritto per bene potrei fingere di non sapere dove abito.

 

In inglese è ben chiara la distinzione tra house e home perché c’è differenza tra l’edificio ed il luogo degli affetti. In italiano non c’è questa differenza. Il possesso o almeno il riferimento fisico diventa sentimento?

 

Continuavo a guidare, senza curarmi assolutamente di ciò che mi stava intorno, case, vicoli e palazzi… o meglio: campi, alberi e veicoli agricoli sotto un cielo cupo e svogliato.

Pensavo alla nostalgia, alla suggestione, alla tristezza serpeggiante che mi viene dritta dal tempo e dallo spazio. Io, tra la provenienza e la destinazione a scegliere dove andare mentre giro in tondo.

E con i minuti che passano sul display e agosto che finisce come quando andavo in vacanza da piccolo e dopo ferragosto iniziavano le partenze verso casa e anche se mancavano settimane all’inizio della scuola sembrava che un tempo bellissimo fosse finito e un piccolo pezzetto di me si perdeva e rimpiangevo il divertimento ancora prima che terminasse del tutto.

 

E insomma ecco a cosa pensavo mentre mi aggrappavo al volante e ingannavo la stanchezza della mia schiena gingillandomi con la manopola del supporto lombare del sedile. Pensavo alle suggestioni e alle nostalgie, alla fretta di vivere, alla voglia di concedermi tutto e di dare tutto, ma con delle pause per continuare a scavare dentro così da non finire mai quello che si ha da dare agli altri. Un po’ scavo e un po’ dono.

Continuavo a pensare e mi chiedevo quante cose che ritenevo importanti ora non le consideri più tali. E ciò che resta, ciò che è ancora importante dopo questo sfoltimento, è più denso, più pastoso, ancora più importante. Come se l’importanza avesse un valore preciso e stabile, come se fossi passato dall’avere dieci bicchieri d’acqua a avere due bicchieri di frappé! Almeno so su cosa devo concentrarmi.

E poi? E poi ho continuato a guidare e la schiena ha voluto il suo momento di gloria, così non ho pensato più.


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sul blog del MerdaDay alle 21:51 5 Commenti

19/08/2005
Con permesso

Vorrei lavarmi i denti prima di parlare al telefono. Vorrei lavarmi le mani prima di scrivere una lettera. Mi piacerebbe trovare una qualsiasi azione che mi trasmetta concretamente il rispetto che ho per le persone e il pudore che sento a volte nell'averci a che fare.

Ma sono uno schiacciasassi e il più delle volte aspetto talmente tanto per telefonare o scrivere a qualcuno che mi ritrovo a farlo con l'ansia di sbrigarmela, con la penna pronta a tracciare una riga sull'agenda per poi sedermi e dirmi "anche questa l'ho fatta. Poi..."

Ieri pomeriggio ascoltavo la radio e in una trasmissione si parlava del lavoro, in generale. Gli ascoltatori chiamavano e confessavano la propria soddisfazione o il proprio disagio per l'attività che conducono. Come succede spesso in queste occasioni è sbucata quella solita ricerca su un campione di persone che alla domanda "tu chi sei?" rispondevano con la propria qualifica professionale e via con i discorsi su come il lavoro sia diventato rilevante nella realizzazione personale. Nel contempo però lo speaker usava una particolare attenzione domandando: "Se mi posso permettere, lei di cosa si occupa?".

Questa strana cortesia mi è suonata così insolita dal momento che non la sento più usare. Effettivamente chiedere di cosa si occupa qualcuno che si incontra è diventata una domanda di routine, come un form da compilare, come la guida galattica per superare l'imbarazzo o il prontuario salmistrato per condurre una conversazione efficiente.

E così via, verso l'aridità e oltre! Fino a quando la giornata finisce e si ringrazia di essere arrivati a casa, rilassandosi un po' con i piedi all'aria concedendosi una grattatina alla nuca. 

Allora ve lo dico, a me non vanno le cose in questa maniera, e prima di scrivere questo intervento mi sono lavato le mani.


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sul blog del MerdaDay alle 13:40 2 Commenti

17/08/2005
Piovono aerei

Non ho mai avuto paura di volare. Considero prendere un aereo un fatto quotidiano, come viaggiare in treno o su un altro mezzo di trasporto collettivo. Certo, in bus si canta "quant'è bella l'uva fogarina" e in aereo no, ma queste sono finezze.

Vuoi per l'agonia estiva dei giornalisti, vuoi per l'effettiva concentrazione di incidenti, l'uomo di strada non nota molto altro e poco importa se i coloni israeliani si stanno spostando da Gaza dopo trent'anni di intrecci storici.

Quello che mi aspetto da questa sequenza di aerei disgraziati è un po' di trasparenza in più da parte delle compagnie aeree, magari sulla spinta della solita onda emotiva popolare di breve durata. In particolare mi auguro un po' più di informazione verso i consumatori, che negli ultimi anni hanno perso la bussola in fatto di compagnie tradizionali, compagnie low-cost e vettori charter, modificando il comportamento delle aziende che si trovano a combattere su più fronti nonostante il prezzo dei carburanti salga continuamente.

Così si tagliano i costi dov'è possibile, e se esistono alcune soluzioni che aumentano davvero l'efficienza dell'azienda - come l'utilizzo di aereomobili simili riducendo i costi per ricambi e manutenzione - ci sono altre partiche poco sagge, come il superlavoro a cui vanno incontro molti equipaggi dato che da qualche parte queste spese andranno tagliate.

Resta il fatto che le compagnie coinvolte hanno alle spalle episodi chiari in fatto di attitudine alla sicurezza, quindi se esiste una soglia mondiale minima di regole e poi regole ulteriori a seconda della nazione o del continente, sarebbe tempo di puntare in alto e imparare da chi applica per bene le disposizioni che ci sono e non soffre di simili incidenti.

Il resto oltrepassa il confine della fatalità, e con quella non c'è molto da fare. Perché è più probabile essere colpiti da un fulmine e arrostirsi che morire in un disastro aereo. Ma vallo a spiegare a chi ha paura di volare a prescindere dagli avvenimenti di questi giorni!


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sul blog del MerdaDay alle 18:02 10 Commenti

13/08/2005
La leggenda narra che...

Siamo nei primi anni del sedicesimo secolo, tra i teutoni che all'epoca ancora non sapevano di avere sotto il deretano miliardi di euro di acciaio e carbone. Martino che camminava bel bello per i fatti suoi ebbe qualche cosa da scrivere, giusto due o tre appunti su Questo e Quello e siccome era sbadato e a casa sua teneva una valanga di carta che la filippina si era licenziata da quanta ne era, beh, decise di appiccicare i foglietti dove se li poteva ricordare e li fissò sulla porta della cattedrale, che ci passava davanti ognidì e lì sì che li avrebbe visti!

La colf filippina capì che Martino Lutero era cambiato, e vedendo i foglietti appesi alla chiesa esclamò "Post-it!" dirigendosi da Martino per farsi assumere nuovamente.

I foglietti presto ingiallirono e si staccarono, ma la gente del luogo che si era affezionata li riappiccicava con quello che trovava, con resina o grasso di bratwurst. Finché un giorno arrivarono in Tedeschia Michaela Quinn, Sully e Nube che Corre insieme al piccolo Ammazza che Bava. Il piccolo volle provare le abitudini locali e diede una leccata ai foglietti di Martino che da quel giorno si potevano attaccare e staccare un milione di volte. Le casalinghe scoprirono l'utilità molti secoli dopo, quando inventarono i frigoriferi.

....

In realtà noi oggi sappiamo che i post-it non nacquero così. Come nacquero ce l'ha ben raccontato un film che è un capolavoro storiografico.

Romy e Michelle

 

 

 

 

 

 

Buon weekend a tutti!


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12/08/2005
Tu chiamali se vuoi... consumi

Che sia l'anomia di Durkheim? Che sia l'abilità del copywriter?

Fattostà che non ce la si fa a non consumare un po'. La famigliola borghese i cui componenti sono stati intervistati a turno da -putacaso- l'Italia Sul Due, si lamenta che non si può comprare un telefonino nuovo ogni tre mesi come qualche tempo fa.

La famigliola in difficoltà nera non se ne lamenta, perché non ne comprava nemmeno uno. Ma non è divertente intervistarla, perché quelli tengono la faccia rassegnata e magari sorridono poco.

E allora chi può consuma, chi non può consuma meno. Non consumare è davvero complicato.

Lunedì chiacchieravo con un amico di passaggio dalle mie parti mentre si dirigeva in vacanza nell'Est europeo. Parlavamo anche di questo. E del fatto che le persone più avvedute, le persone più imparate, sono ben coscienti di quanto sia effimera la corsa al consumo ma mentre additano questo comportamento si affrettano comunque a consumare. Consumano rapporti umani, conoscenza, cultura e tirate le somme si ritrovano nella stessa inquietudine che stringe tutti al petto. Chiamala anche inquietudine intellettuale, ma alla fine c'è davvero una differenza? Comunque nel momento in cui si ottiene qualcosa il desiderio svanisce. Perché alla fine mica consumi gli oggetti o le mostre d'arte, tutta roba che si conserva bene e resiste al tempo meglio di Cher. Consumi il desiderio, consumi l'emozione che precede il possesso e la fruizione.

Queste cose le sa bene chi ha provato a smettere di fumare. Che smetti, e poi vorresti fumare ma hai smesso. Finché un giorno desideri ardentemente un sigaretta, per un motivo qualsiasi. La bramosia aumenta finché ti ritrovi con la sigaretta in mano e automaticamente la accendi e aspiri e dopo due boccate pensi:"Bello, no?" e intanto sale il senso di colpa e ti chiedi se davvero ne avevi bisogno. Allora cominci ad anelare nuovi confini di soddisfazione, come la gioia della rinuncia e della privazione, la soddisfazione nel resistere e l'apologia del dolore che tempra...

Ma sarà davvero quest'ottimismo masochista a salvarci?


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10/08/2005
Giornata della gioventù a Colonia : indulgenza plenaria per chi partecipa

Volo Venezia - Colonia andata e ritorno

220 euro, con Master Card

Pernottamento a Colonia

90 euro, con Master Card

La remissione dei peccati non ha prezzo

Ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto c'è

BENEDETTO SEDICESIMO

 

 

 

 

 


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03/08/2005
Un limitato numero di parole

E già. Al limite della presbiopia senile mi sono messo a scrivere la tesi: almeno ci ho provato a diventare la statistica del giovanotto italiano che si laurea tardi tardi e non esce mai di casa e con la ragazza vive da eterno fidanzatino.

Peccato che nessuna di queste cose mi sia riuscita completamente. Le statistiche aspetteranno. Nel frattempo macino senza troppa convinzione paginette sudate che poi farò rilegare per bene, come si conviene in questi casi - mi dicono.

L'altro giorno mi si chiedeva "Da quanto parti?" intendendo la media dei voti rapportata al fatidico denominatore 110. "Non ne ho idea." - ho detto - "Pago le tasse, io conti se li fanno loro."

In ogni caso, parto da meno. Ho una reputazione da rispettare, io alla maturità presi 37/60. C'è una cabala, un destino, mica uno la vita se la inventa! Al massimo del mio destino posso essere un collaborazionista!

Nel frattempo l'estate procede bella pacifica, tra qualche giornata feriale passata sulla spiaggia e qualche giornale comprato ma mai letto. Non ho voglia di leggere le notizie: mi è capitata una cosa talmente grande... ed è questa la mia notizia preferita. E non troverà posto sulla prima pagina di un giornale. La chiamano "vita privata", quelli che se ne intendono.

Nel frattempo buone vacanze a tutti. Spero che ci ritroveremo presto, nella nostra allegra routine autunnale. Continuo a scrivere. Tra l'altro tutti questi mesi sul blog sono serviti, ho più destrezza nello scrivere. Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe tornato così utile...


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sul blog del MerdaDay alle 23:21 10 Commenti

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