| Una ricorrenza inventata in un mondo stralunato | ||
31/01/2005 Alba - rewind La brina, i coniglietti immobili che fiatano a mo' di bue e asinello, il silenzio congelato. Sono le cinque di mattina ed esco di casa come un vagabondo, come se non fossi civilizzato ed integrato... Qualcosa del genere. Non sono un metronotte. Quasi quasi lo ero. Ma ho smesso. Ho detto: Mai più alle cinque di mattina. Domani invece... Magari metto la sveglia alle cinque e cinque che fa meno impressione. Sarà meglio che mi porti la fiaschetta col liquore. Si sa mai che il locomotore non eroghi quei 3000volts che servono per scaldare il cordone di carrozze. Magari mentre mi assidero faccio amicizia. Quel bel cameratismo tra infreddoliti utenti delle ferrovie, che si scambiano umori acquei e occhiate cariche di ... di punti di domanda. Oppure io leggo "Io leggo Bologna" e poi tu mi presti "Mestre Oggi" e li scambiamo con un "Padova City" di quella studentessa cattolica lì in fondo. Surrogati. Questi giornaletti sono orribili surrogati della tivù squallida pomeridiana. Solo il peggio. Del peggio. E così leggi le menate. E pensare che se invece vivessimo in una società che prevede toilette a due piazze sui treni avremo risolto parecchie giornate storte. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 17:30 4 Commenti Sai una cosa? Diego:«Ma lo vedi quant'è bbono?» Amica del Sabato:«E come si muove! Quello sì che è un portatore sano di minchia!» Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 21:44 7 Commenti Ci danno consigli, ci sostengono, ci raccontano la realtà di altre zone d'Europa o d'Italia. Sono amiche di queste pagine e di chi vi scrive. Sono: Grazia Catalana:
E Grazia d'Oltralpe:
Anche loro festeggiano il nove novembre, MerdaDay Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 21:30 Commenta: Diego:
Fedora:
Le Tre Grazie Grazia, Graziella e Grazialkazzo
Un grande equipaggio, un gran bel blog. Blog premiato col Fungo Sederino Award, ad insindacabile giudizio di Ottovolanteliala Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 16:01 5 Commenti Cartoni bloggati E questo sono io:
A-hem... o quasi... :rolleyes: Questo è Papino:
Questa è Criscia:
Questa è Irene:
Questo è Al3sim:
Questa è la Buffa Persona Zeta:
Questo è DadaUmpa:
Questo è Brekane:
Questa è Mammina:
Questa è Frieda:
Questo è Giuliomozzi:
Questo è Kimota:
Questa è Grazia:
Questa è Graziella:
Questa è Grazialkazzo:
Questa è Fedora:
... Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 23:25 21 Commenti
Era sospesa come il mare sui fondali. In fondo che ragione c’era per cui il mare non dovesse essere assorbito dalla terra su cui appoggia? Eppure… Clarissa era sospesa, prima titubante, poi rassicurata da Ernst. Ne sentiva le membra rigide nel sollevarla con affetto, come se volesse spingerla in alto perché si meritava di più. Era sicura che Ernst la comprendesse. Lo sentiva calmo e comprensivo. In fin dei conti era quello il paese con quelle vie e quegli angoli. Abitavano entrambi lì e Ernst conosceva Lou. Lo stimava come un amante stima un marito, per aver custodito quella donna fino ad ora. In quei pochi istanti Clarissa comprese di non appartenere più a nessuno, scioccamente nemmeno a sé stessa. Quel flusso di riflessioni le era nuovo. Non era abituata a fare i conti con dei pensieri tanto incatenati e se ne stupì. Da qualche giorno stava recuperando anche una certa voglia di analisi, una voglia di lucidità che si era persa nella meccanica delle solite giornate. Recuperò il contatto con la realtà appena sentì la mano di Ernst che le scostava lo slip subita prima di ridarle l’unità tra mente e corpo. Si ritrovava sdraiata a guardare le nuvole, a guardare Ernst e poi ancore le nuvole che si muovevano veloci a fiocchi. Quando le sembrò che le nuvole prendessero a filare troppo veloci nell’azzurro chiuse gli occhi e si aggrappò a qualsiasi cosa assomigliasse all’amore: un palmo, una natica. Lo ascoltò, ascoltò se stessa e poi i loro respiri. E aprì gli occhi senza imbarazzo per aggrapparsi a lui. Dagli alluci partì un brivido e sentì un fremito che accompagnò una rapida successione di coccole da parte di Ernst. Clarissa chiuse gli occhi nuovamente ed ascoltò il loro sospiro. Mentre Ernst apriva il portone del fienile recuperò le scarpe abbandonate sul prato. Pensava che le scarpe erano due. Due piedi, due scarpe. Però ne aveva recuperata una. Una scarpa, un piede. Guardò in basso e vide di avere due piedi. Quindi due scarpe. Ma allora dov’era l’altra scarpa? La trovò poco più in là e rise per sentirsi così confusa. Ernst, qualche metro più in là, si voltò a guardarla. Clarissa lo guardò e perse l’equilibrio come un fenicottero alticcio. La sua risata si sparse sulle colline con la complicità di quel vento che prima l’aveva sollevata. Ernst la accompagnò dentro al fienile. Le assi del tetto erano sghembe per le intemperie e la luce filtrava illuminando l’intero locale. Clarissa camminò lungo il perimetro mentre Ernst la guardava. «Bada di non ferirti.» Le disse mentre ritornava a prendere i secchi di vernice sul pick-up. Clarissa percorse quel vuoto immaginandolo pronto per la Festa d’Autunno. Decise che avrebbe partecipato ai preparativi e che sarebbe dovuta andare quanto prima a lavorare col comitato organizzatore. Tredicesima parteLeggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 01:57 Commenta: Ay tìa, anda ya!
Da qualche mese ormai Gloria! Estefan ha annunciato il suo pensionamento. Credo di non essermene reso conto, ancora. Per retaggio musicale, ho sempre considerato Gloria come l'anello di congiunzione tra la vecchia guardia di -ora- ultrasessantenni (Babs, Cher, Tina) e la generazione immediatamente successiva, quella di Whitney, Mariah, Cyndi e Madonna -anche se Gloria e poco più vecchia di queste. A parte Madonna che non ha mai veramente lavorato (con Madonna ho il dente avvelenato) ma che pietosamete resiste (capirai!) Whitney e Mariah sono esplose e Cyndi se ne è guardata bene dal durare, preferendo un circuito diverso dove proporsi dopo le batoste degli anni '80. La generazione successiva è quella tra Anastacia e Beyoncé. Con nel mezzo tutta la fuffa di Britney e compagnia cantante, con l'impressione che si brucino tutte. Il punto è questo: probabilmente non ci saranno più queste donne, che navigano negli anni con la loro carriera discutibile e sofferta, ma lunga. Adesso scoppiano prima, sopraffatte dal marketing, dalla droga, dal cattivo gusto, dal poco talento, dal mercato più aggressivo (che oggi sia più aggressivo non ne sono sicuro). Qual e sarà il destino? Forse sarà veramente un rimpiazzo continuo. Una a vent'anni canticchia, fino ai trenta, poi esplode e nel frattempo c'è una ventenne bella e pronta, senza che la generazione precedente prosegua nel suo percorso con una discreta visibilità. Per questo sono dispiaciuto per Gloria, pora stella. Con tutto quello che ha passato! Ma è una voglia del fan, questa. E invece sono persone, sono imprenditrici - forse se anche io avessi la più solida casa discografica dell'America Latina mi ritirerei a fare da mecenate insieme a mio marito o che so io. Comunque, cara Gloria, sappi che con te mi sono divertito tanto e che mi mancherai. Besos. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 12:37 2 Commenti Heidi, dopo una splendida vacanza a Roma insieme all'amica bionda Clara, ritorna alla baita del nonno. Il primo pensiero va alla tenera capretta Fiocco di Neve che la starà aspettando impaziente. Heidi:«Fiocco de Neveee! Ahò! Fioccooo! Claraaaa! 'Ndo sta Fiocco de Neve? Gnente gnente s'è nascosto.. Fioccoo! Fiooccooo! Vie' qua! Fioccoo! ... Fiocco de' mmerda! Movi er culo e viemme a saluta'!» Le parti precedenti di Heidi a Roma sono qui Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 00:11 3 Commenti La fine della giornata E' compito di ogni Paese stabilire il proprio calendario civile. Ogni Paese ha la sua storia, le sue idiosincrasie, la sua memoria. La memoria di un Paese è fatta anche di simboli, che permettano di dare spazio alla riflessione, all'incontro, al dialogo, alla pazienza. Nel calendario su cui ci affacciamo ogni giorno ci sono date simboliche, appunto. Come oggi, come il 25 d'aprile (Festa della liberazione), come il 1° maggio (Festa dei lavoratori), come il 9 maggio (Festa d'Europa), come il 2 giugno (Festa della Repubblica)... Ogni Paese decide cosa ricordare e perché. Le giornate che ci ritroviamo a festeggiare sono momenti in cui c'è più spazio per pensare, per riflettere, per informarsi. L'iniziativa del singolo sarebbe disgragante e vaga, se abbandonata a se stesso. Le attuali feste sono il riflesso delle ultime conquiste e delle ultime tragedie e scandiscono il tempo e il ricordo. Ognuno è libero di vivere queste giornate come crede. Una cosa che accade spesso è che le iniziative siano sovraesposte da parte della televisione, che con la sua invadenza sembra si imponga irrompendo nella vita altrui. In fondo cosa me ne frega degli ebrei morti, sessant'anni dopo? Forse c'è davvero chi lo pensa. Pensarlo è sbagliato. Senza mezzi termini, senza il moderatismo che ci soffoca... è sbagliato. La tragedia che ha oscurato il cielo di questo continente con il fumo dei cadaveri è qualcosa con cui bisogna fare i conti. Ognuno vive con il suo tempo: passato, presente e futuro. L'unico su cui possiamo fare affidamento è il passato. Molte persone che conosco si lamentano di aver perso il filo del discorso nella loro vita. Passano ingrigite dal supermercato alla palestra all'ufficio al divano con la tivù accesa. E la loro settimana finisce. Ma come dice Bjork (e anche Qualcun altro) c'è più vita di questo. Una volta che siamo belli, magri, sazi, ricchi... beh, è lì che inizia la vita. Tutti gli sforzi che facciamo durante il giorno non hanno nessun senso se non godiamo di quei minuti in cui la nostra esistenza prende senso. Certo, si vive anche seduti in auto nel traffico e tra le corsie di un supermercato. Ma lì c'è qualcosa da fare, si è impegnati ad arrabbiarsi, a correre... Per vivere bisogna ricordarsi di essere vivi. E possiamo vedere un bel film e passare i due giorni successivi a vivere compiutamente sull'onda di quelle sensazioni benefiche. Ma è più facile se ricominciano a gratificarci nel tempo libero, nel tempo liberato. Se diamo un senso a quei momenti, sarà più semplice fare in modo che abbiano senso anche tutte le abitudini che ci spingono dal lunedì al venerdì. Spero di essermi spiegato. In questa sequenza di ore, di giorni, arrivano anche le feste comandate, quelle civili anche, come la Giornata della Memoria che hanno la stessa funzione. Accompagnare il nostro vivere, darci un percorso che ci riporti in vita nella riflessione, nel ricordo e ci dia un'indicazione su cosa fare, come comportarci nelle giornate a seguire. Ringrazio tutti i lettori di questo blog, che si sono dimostrati attenti ed emotivamente partecipi nel percorso che ho disegnato oggi. Adesso, dopo questi sei interventi dedicati alla Giornata della Memoria, si ritorna a parlare di un'altra giornata simbolica, assolutamente diversa e inventata, e perciò, fantastica: il MerdaDay. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 23:59 Commenta:
Gli invalidi civili, i malati di mente, i portatori di handicap, in molti casi venivano uccisi con iniezioni letali ancora prima della deportazione, secondo il Progetto T4. Per l'arresto e la deportazione negli altri casi era sufficiente il sospetto. Non servivano prove. Bastava una voce. Il paragrafo 175 del codice tedesco - datato seconda metà del 1800 - resisteva nelle procedure e venne rispolverato con l'avvento del nazismo, dato che era per lo più inapplicato durante la Repubblica di Weimar. A partire dalla "Notte dei lunghi coltelli", la morte di un collaboratore di Hitler - omosessuale e unica eccezione all'omofobia nazista - iniziò la persecuzione degli omosessuali. Gli uomini, perché le donne vennero definite convertibili e utili per la generazione della razza. Alcune lesbiche si sposarono con uomini gay in modo da proteggersi. Altri emigrarono. Il resto visse nell'ombra o venne arrestato e deportato, spesso sopportando lunghe prigionie (anche 8-9 anni). Gli omosessuali deportati venivano sottoposti ad esperimenti, tentativi guaritori e di rieducazione. Dopodiché sterminati. La storia delle persecuzioni degli omosessuali e misconosciuta e carica di pudori. L'applicazione del paragrafo 175 continuò in forma diversa fino al 1969, ma sta di fatto che molti triangoli rosa, una volta terminata la prigionia nel campo, subirono quella delle carceri. Dopo la fine della guerra non erano ancora fisicamente liberi, al contrario degli altri deportati. Questa parte di storia e stata prima nascosta, poi negata, poi cammuffata. Solo in tempi recentissimi si inizia ad occuparsene restituendo dignità a quelle vite che sono uscite dai campi di sterminio sulle loro gambe o passando dal camino. Un film (paragraph 175 è in vendita in dvd con il numero di Diario di questa settimana) Un libro : di Jean Le Bitoux "Il triangolo rosa. La memoria rimossa delle persecuzioni omosessuali". Edito in Italia da Manni Editore. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 16:02 Commenta:
La tendenza umana di chi ha superato il pudore e la vergogna di essere sopravvissuto - perché succede anche questo - è di soffermarsi sul singolo macabro dettaglio per riportare una visione d'insieme, che però, essendo colossale non sempre veniva resa. Forse gli strumenti della letteratura riusciranno a dare una dimensione spaziale e descrittiva a questi avvenimenti, corroborati da una storia che risvegli l'interesse di chi l'olocausto non l'ha ancora, colpevolmente, compreso. Eppure il primo testo scritto che uscì sulla deportazione e lo sterminio fu proprio un romanzo, I giorni della nostra morte di David Rousset, dato alle stampe nel 1947. Ma qualcosa non funzionò, proprio perché prima doveva farsi strada tra la gente l'informazione, la consapevolezza di ciò che era da poco terminato. Chi sapeva doveva fare i conti con la propria coscienza. Chi non sapeva doveva informarsi e comprendere. La letteratura dei campi fu così il veicolo per ricucire la storia che era appena scorsa. Un saggio di Rachel Ertel, Dans la langue de personne, si interroga sulla lingua e sulla scrittura. E scrive:"E' attraverso il quadro di Goya che le esecuzioni del Tres de Mayo resistono, è attraverso il quadro di Picasso che conserviamo memoria del bombardamento di Guernica". Si vedrà dunque se oltre alla letteratura dei campi, testimoniale, servirà un'opera letteraria che completi con valore simbolico la tragica storia delle deportazioni e dello sterminio e di tutti quei comportamenti umani che li hanno permessi. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 15:07 Commenta:
Di episodi come questo ce ne sono a decine. L'indifferenza si diffuse in fretta tra la gente. Eppure non c'erano processi, non c'erano avvisi. Si spariva. Oggi ci sei, domani chissà. Come la morte. Ma era ben peggio. Cosa succedeva in Europa in quegli anni? Isolare la memoria perdendo la visione d'assieme è pericoloso, perché si crea l'irripetibilità dell'evento. Cosa che non è vera. I campi di sterminio furono il mezzo per conseguire uno scopo. Le singole storie dei sopravvissuti dimostrano che nel perseguire lo scopo ci furono altre aberrazioni peggiori della morte. La soluzione finale accelerò i tempi quando la guerra ebbe subito una svolta. Ma negli anni precedenti il meccanismo funzionava già a regime. L'espressione che più mi ha convinto rileggendo appunti, articoli e riviste, è quella di vittimismo armato per spiegare come si arrivò allo sterminio vero e proprio. Si suscitavano le antipatie, le invidie, le paure, agitando il fantoccio di fronte alle folle. I più bassi istinti delle persone, in un momento di scontento, venivano solleticati da una soluzione a portata di mano. Le differenze di chi ci somiglia rovinano la nostra esistenza. Così i partiti nazifascisti suscitarono l'interesse di vasti strati della popolazione. La verità è dunque che erano sentimenti meschini, contenuti nel singolo. Ed il singolo appoggiava chi sembrava offrire una facile via d'uscita. Si parla di ignoranza, spesso, per giustificare questo incanalarsi delle preferenze. Personalmente non credo che fosse solo ignoranza. Si tratta anche di pigrizia e privilegio. La convinzione che il comportamento omosessuale fosse una malattia contagiosa che minava la riproduzione della razza, l'idea che gli ebrei fossero organizzati i reti lobbistiche e impedissero alle nazioni di emergere appropriandosi della ricchezza, l'idea che gli invalidi fossero uno scarto, che gli zingari fossero animali.... è terribile, ma ci devo mettere un et cetera. "Se li hanno portati via qualcosa avranno fatto." E invece non era così. Nella casa a fianco e nel paese vicino si consumava la tragedia della deportazione prima, dello sterminio poi. Una tragedia che sembrava nata dal nulla. E invece era nata da questi bassi istinti che avevano annebbiato la lucidità di pensiero ed il senso di responsabilità delle persone. Il senso di responsabilità che ti impedisce di dare la colpa all'ebreo in fondo alla via se il tuo negozio non rende. Perché il senso di responsabilità ti concede l'autocritica, la riflessione che porta a migliorare. Il comportamento xenofobo della Lega funziona nella stessa maniera. Suscita e risveglia la paura, pensieri meschini e dirotta il malcontento verso i singoli, verso i gruppi all'interno della società, anziché offrire soluzioni di ampio respiro o riflessioni sull'operato della politica. La totale mancanza di capacità d'immedesimazione in queste vicende ne impedisce una migliore comprensione. Eppure anche la casalinga di Biella che guarda Incantesimo riesce a immedesimarsi in qualche personaggio sullo schermo. Dov'è allora che il meccanismo non funziona? Non funziona perché manca la volontà di immedesimarsi, di provare una vera empatia per le storie. Ogni anno la Giornata della Memoria propone storie di persone che sono morte o che sono sopravvissute, queste storie danno un appiglio a chi vuole comprendere, come lo danno le storie di chi invece quel giorno era seduto nella casa vicina e ha continuato a cenare. O chi invece diede credito alle proprie paure stimolate da partiti che le seppero incanalare producendo consenso elettorale. Ma la paura c'era già perché mancava il senso di responsabilità, la riflessione, la partecipazione... Il vittimismo armato divenne concreto e il risultato lo commemoriamo oggi. Non sono profeti di sventura quelli che si preoccupano quando Buttiglione parla di lobby gay all'interno dell'Unione Europea o che sbiancano quando la vicina di casa dice di aver saputo che il mondo della finanza è controllato da ebrei profittatori. Non sono profeti di sventura. Sono persone che ricordano. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 13:49 Commenta:
Mengele viveva nei pressi del campo di sterminio, conducendo esperimenti su alcuni deportati. Gli esperimenti servivano a scoprire i segreti genetici, e non, che avrebbero permesso di isolare la razza ariana e creando poi una razza superiore. Gli esperimenti venivano condotti in tutti i campi di concentramento e di sterminio, ma Mengele occupa un posto privilegiato nella memoria, tali erano le atrocità. Mengele qualche anno dopo la guerra si stabilì in Brasile, nascosto grazie alle reti naziste sudamericane, dove morì per cause naturali nel 1979. Nel 1985 ci fu un processo in contumacia contro Mengele. La risonanza del procedimento riaprì il caso e finalmente si scoprì che Mengele era in Brasile e che era morto sei anni prima. Durante il processo vennero raccolte delle testimonianze, tra cui qelle di alcuni gemelli sopravvissuti allo sterminio. I gemelli infatti erano ritenuti oggetto di studio e venivano uccisi con un'iniezione di fenolo al cuore solo quando erano stati torturati a sufficienza dagli esperimenti. Racconta Vera Kriegel: Presero me, mia mamma e mia sorella gemella. Ci rinchiusero in una gabbia con altre due gemelle. Non c'era spazio per muoversi. Eravamo trattate come bestie, anzi peggio. Persino la mano non si poteva tirare fuori perché le maglie della gabbia erano molto strette. Rimanemmo in questa gabbia per circa dieci giorni. Mengele veniva quotidianamente e ci iniettava non so cosa. Dopo quelle iniezioni avevo tutto il tempo voglia di vomitare. Mia sorella viveva in una specie di coma, era fuori di sé. Facevamo i nostri bisogni come animali nella gabbia, che non aprirono mai per tutti i dieci giorni. Aspettavamo la morte. Sapevamo che sarebbe arrivata prima o poi. Dopo ci separarono e dalla mamma e cominciarono a sottoporci a degli esperimenti agli occhi.[...] Vera Kriegel riuscirà a salvarsi al momento della liberazione del campo di sterminio, grazie alla tenacia e al suo fisico che resistette ad una serie infinita di esperimenti. -_-_-_-_-_-_ Ho notato che succede qualcosa negli ultimi anni. Quando si parla di fenomeni come la deportazione e lo sterminio di così tanti innocenti da parte di nazisti e fascisti, in certi ambienti qualcuno sbuca nelle conversazioni dicendo:"Ma anche i partigiani hanno compiuto atrocità. E poi le foibe...". Personalmente non credo che le cose si leghino o siano comparabili. Al di là della differenza quantitativa che caratterizzò la deportazione e lo sterminio nei campi di concentramento, esiste una profonda differenza qualitativa. Ontologica. La deportazione e lo sterminio avevano una solida base ideologica, assurda ma perfettamente organizzata. La purezza della razza comprendeva l'omicidio di invalidi, zingari, ebrei, omosessuali e oppositori al regime. Stabilito a tavolino e tenuto nascosto finché è stato possibile. Oggi c'è una tendenza antistorica a chiamarli di nuovo campi di lavoro, quasi per attutirne l'impatto. Alcuni erano campi di lavoro. Ma già alla fine degli anni '30 gran parte dei campi di lavoro erano stati trasformati in campi di sterminio. Inoltre vennero costruiti nuovi campi di sterminio nelle regioni che venivano via via occupate. La dimensione fisica, l'estensione di questi campi di sterminio non si presta a giustificare il revisionismo di alcuni. Il complesso di Auschwitz - Birkenau - Monowitz occupava 40 chilometri quadrati. E l'efficienza della liquidazione dei cadaveri permetteva di assorbire il flusso proveniente dai rastrellamenti nelle città. C'era un'organizzazione, c'era un piano di morte. E tra gli ingranaggi figuravano Mengele ed altri pseudoscienziati che conducevano gli esperimenti che erano vere e proprie torture. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 12:21 1 Commento
Questo è quello che avrebbe voluto dire Felice a Lilly durante la sua prigionia. Felice, detta Jaguar, era una giovane ebrea piena di passionalità e conobbe Lilly nel 1942 a Berlino. Lilly, detta Aimée era una madre di famiglia ariana e moglie di un convinto nazista che combatteva al fronte. La sua vita si trasforma quando sboccia l'amore per Felice, che però presto verrà deportata in un campo di lavoro - Theresienstadt - e poi in un campo di sterminio - Bergen-Belsen. Nel frattempo Lilly si scoprirà forte abbastanza da prendersi cura da sola dei suoi tre figli, organizzandosi per la sopravvivenza a Berlino negli ultimi giorni del Reich. Questa storia d'amore ha trovato posto in un libro -Aimée e Jaguar- che ne ricostruisce la vicenda, scritto da Erica Fischer e pubblicato in Italia dalle edizioni Ponte alle Grazie. Il libro è stato seguito da un film che ha concorso con successo al festival del cinema di Berlino. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 00:54 4 Commenti Sessant'anni Il 27 gennaio 1945 venivano liberati i superstiti rinchiusi nel campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia. Questa data è il simbolo di un tormento che ci riguarda e con cui bisogna confrontarsi. Perché non è retorica, e non è gratuita. L'assuefazione ai simboli, il qualunquismo, gli scampoli di xenofobia richiedono un impegno continuo da parte di chi può e deve ricordare. Tutti i post del 27 gennaio 2005 su questo blog saranno legati a questa commemorazione. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 22:18 3 Commenti Normalità e anche un po' di noia Diego:«E sì, e pronto.» Amica del Sabato:«Sono io.» Diego:«Perché sei depressa oggi?» AdS:«Come fai a sapere che sto piangendo?» D:«A occhio è il telefono che gocciola follia.» AdS:«E vero! Occhei! Sono depressa! Funkulo!» D:«Cos'è successo oggi!» AdS:«No, è che pensavo che mi ha mollato.» D:«Otto mesi fa.» AdS:«Beh, ufficialmente è meno...» D:«Dell'ufficialità te ne sei sbattuta, visto che piangi da otto mesi.» AdS:«Beh! Ho i miei motivi.» D:«Già. Andiamo al dunque che sto preparando la borsa e con una mano sola mi si sgualcisce tutto?» AdS:«Sgualcire? E' una parola da massaie!» D:«Infatti mi stupisco che tu la conosca!» AdS:«Senti, cosa fai mercoledì?» D:«Lo sai che vado via, ma torno in giornata. Porto solo giù un po' di carabattole e torno.» AdS:«Allora domani sera ci sei.» D:«Con tutte quelle ore di treno ci sarà solo la mia custodia.» AdS:«Sarcofago.» D:«Ha parlato la mummia.» AdS:«Volevo fare shopping in pausa pranzo, sono così triste. Ho visto un braccialetto in via Roma.» D:«Ah sì? E che faceva lì?» AdS:«Aspettava me! Solo me! E' lui!» D:«Quello rosso in vetrina? E' da ragazzine.» AdS:«Ma...» D:«Trenta ad aprile.» AdS:«Bastarda!» D:«Toh, solo perché sei tu 26.» AdS:«I 26 hanno fatto cagare.» D:«Sabato non so se ci vediamo.» AdS:«Perchè?» D:«Dovrei andare a Venezia.» AdS:«Che schifo, a fare che?» D:«Arriva un'amica dal baden wurttemberg che non vedo da un po'.» AdS:«Traditore! E io cosa faccio?» D:«Chiama la Secca.» AdS:«Va' a sciare.» D:«Ah. Boh, leggi, scrivi, disegna.» AdS:«Sì zia.» D:«Stai meglio?» AdS:«Si grazie. Però adesso la telefonata finisce.» D:«Sì.» AdS:«Allora torno a portare il lutto. Miiinchia!» D:«Che palle. Non ti annoi co' 'ste grondaie? Noleggia un film.» AdS:«Non ho più la tessera.» D:«??» AdS:«Hai presente quella borsetta che mi hanno rubato? Quella vuota?» D:«Sì?» AdS:«Beh, nella taschina interna c'era la tessera.» D:«Non c'è pace nella tua vita.» AdS:«Sono sfigata.» D:«Festeggerai il MerdaDay, allora.» AdS:«Ma sai che non ho mai veramente capito di cosa si tratta?» D:«Te lo spiegherò di nuovo quando ci vediamo. Leggi un libro, ok? Quello che hai preso sabato. Che ti passa tutto.» AdS:«E' finita?» D:«Sì, ufficialmente.» AdS:«Allora ci sentiamo per sabato.» D:«????... Ok, vedremo come incastrare tutto. Ciao. Stai su, eh?» AdS:«Ok, grazie. 'Notte.» Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 23:44 6 Commenti Sul Sole24ore di oggi Fabrizio Galimberti descrive la situazione dei no-global (non trovo più il link diretto, chiedo scusa). Forse è più una provocazione che una descrizione. Forse è una discussione su carta stampata e prosegue da giorni, ma chi lo sa... Scrive (tra virgolette le parole pubblicate - il resto è riassunto): "Dove sono finiti i no-global?" dato che i problemi invece ci sono ancora? I motivi interni ai movimenti del "collasso dei no-global" dipendono dal fatto che "il movimento era in realtà un'armata sdrucita che andava dai pensosi ai facinorosi, radunando attorno a parole d'ordine abbastanza semplici da potersi scrivere su una t-shirt tutti gli oppositori degli ordini costituiti[...]. Le ragioni esterne stannonella sempre maggiore evidenza dei benefici della globalizzazione[...]l'ascesa di paesi poveri[...]la globalizzazione è un fiume che irriga le piane riarse della povertà. Come tutti i fiumi può straripare[...]quindi bisogna costruire argini e scavare il letto. Il bene e il male sono diventati più chiari. Ma è anche più difficile scriverli su una t-shirt." -.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Al di là della metafora (fiume? riarse?), che non mi piace, devo dire che secondo me il motivo del silenzio dei no-global è un altro. Più semplice. Gli stessi ragazzi e ragazzini che manifestavano qua e là nel mondo sono cresciuti. Se prima avevano vent'anni e erano studenti e avevano tempo di dedicarsi alle lotte, adesso magari hanno finito l'università, a furia di manifestazioni si sono conosciuti, si sono formate delle coppie e le coppie non sempre vanno d'accordo col gruppo. Qualcuno si sarà sposato, qualche altra sarà incinta, qualcuno avrà trovato un lavoro in cui si esige un certo abbigliamento, abbandonando la divisa da guerriglia. Insomma, in una parola c'è stato uno scatto generazionale, pochi anni ma esattamente quegli anni in cui la società chiede al giovane di integrarsi compiutamente. E qualcuno si sarà anche stancato dell'azione di piazza e magari preferisce una cooperativa di vendita di prodotti equosolidali. Così da lottare più serenamente, forse anche più concretamente. Alla fine non credo che si sentano dei perdenti. Gli unici perdenti, come al solito, sono i gay. Quei pochi (tanti) che si erano accodati alla marea sperando che nel mezzo si riuscisse anche a strappare un po' di attenzione. E invece, se le cose le vuoi fatte bene devi fartele da solo. Personalmente ho sempre avuto una certa diffidenza nei confronti dei no-global, perché alcuni hanno scarso rispetto delle istituzioni, altri invece se ne fregavano del sedile del treno o simili, insomma stridevano con il mio senso dello stato che è una cosa fatta di noi e non viene calata dall'alto come l'incudine su Willy il coyote. Ho apprezzato la lucidità di alcuni ragazzi, ma devo dire che la maggior parte non aveva idea di cosa stava dicendo, dato che ripetevano palesemente a pappagallo qualche filastrocca. Però non li ho ostacolati nelle loro attività, perché sono un po' qualunquista anche io e di tante cose me ne frego. Non credo nemmeno io che risorgerà chissà quale movimento no-global, però ho comunque apprezzato lo sforzo di chi, senza imporsi e con i giusti mezzi ha saputo sottolineare qualche stortura del mondo a cui non avevo pensato. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 20:06 Commenta: [post modificato per la visualizzazione rapida del blog] Grazie a DElyMyth, via BlackCat. Mai più senza il tuo personale messaggio d'errore. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 14:40 6 Commenti Dai controlli da noi eseguiti, risulta che l'iniziativa denominata Mindtheblog contribuisca a combattere la sfiga, la carie e la voglia di masticare il volante quando si è in coda nel traffico.
riceve quindi tale certificazione. Il messo - firma assolta ai sensi di una cosa qualsiasi Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 11:48 Commenta: La Trappola Ho rimesso mano ai miei ricordi di html, che non usavo da un po', per rinfrescare il blog della Trappola Alcolica, che funziona da agenda per gli incontri tra blogger. Forse il risultato è ancora incerto, ma almeno la polvere l'ho levata. Leggi tutto "" sul blog del MerdaDay alle 18:41 Commenta: |
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